Il kernel della sua riflessione si formò durante le ore che Jacobs passava alla finestra della sua abitazione sopra un negozio di dolciumi al 555 di Hudson Street, dalla quale osservava la vita della città scorrere sotto il suo sguardo attento. Che si trattasse di vicini, residenti o completi sconosciuti, tutti erano più sicuri perché quasi mai erano soli. Ed è questa l'idea di Jane Jacobs che appare maggiormente rivoluzionaria in relazione all'argomento qui trattato. Non a caso uno dei suoi motti era proprio eyes upon the street: occhi sulla strada, espressione che può apparire una mera metafora, mentre in realtà riassume perfettamente la sua concezione di controllo spontaneo. Quando molti occhi vigilano su una zona, infatti, chiunque si trovi sotto osservazione è più sicuro, e chiunque voglia commettere un atto illecito ne risulta inibito.
§ 1. Jane Jacobs e l’importanza degli “occhi sulla strada”
Jane Jacobs nacque nel 1916 in Pennsylvania e non ottenne mai un titolo universitario: non era dunque architetto, né sociologa, né criminologa. Giunse a New York negli anni della Grande Depressione e, malgrado non avesse terminato alcun corso di studi, divenne nel 1952 editore associato dell’Architectural Forum, posizione che le consentì di entrare a stretto contatto con i meccanismi della pianificazione e della ristrutturazione urbanistica. Fin dal principio si trovò in profondo disaccordo con le teorie convenzionali di pianificazione, maturando una serie di riflessioni che la portarono alla scrittura di un vero e proprio manifesto, un trattato che la rese famosa a livello internazionale, pubblicato nel 1961 sotto il titolo di The Death and L .... [continua]
La volumetria della quale si è discorso fino a qui, ottenuta essenzialmente moltiplicando l'indice di edificabilità per la superficie edificabile, è la volumetria assentibile in astratto su un dato fondo. Per passare dalla volumetria astratta a quella concreta occorre compiere un passo ulteriore, consistente nella detrazione della volumetria già utilizzata in occasione degli interventi edilizi pregressi.
§ Premessa
La volumetria della quale si è discorso fino a qui, ottenuta essenzialmente moltiplicando l’indice di edificabilità per la superficie edificabile, è la volumetria assentibile in astratto su un dato fondo. Per passare dalla volumetria astratta a quella concreta occorre compiere un passo ulteriore, consistente nella detrazione della volumetria già utilizzata in occasione degli interventi edilizi pregressi.
È infatti di intuitiva evidenza che, laddove ad esempio il pianificatore abbia concesso di edificare 500 mc sul fondo X ed il fondo risulti totalmente inedificato, la volumetria concretamente utilizzabile non sarà diversa dalla volumetria utilizzabile in astratto e sarà pari a 500 mc. Viceversa, laddove sul medesimo fondo risulti edificato un immobile di 200 mc, .... [continua]
Con analoghe cadenze temporali, anche il sistema di controllo attraverso il quale il potere amministrativo visiona l'attività edilizia del privato ha registrato significativi cambiamenti, partendo dalla licenza edilizia introdotta dalla Legge n. 1150/1942, per passare alla concessione edilizia di cui alla Legge n. 10/1977, per arrivare infine al permesso di costruire introdotto dal DPR n. 380/2001. Tali mutamenti non sono evidentemente solo linguistici, in quanto alle diverse definizioni hanno concorso impostazioni e strategie sostanzialmente mutate nel corso degli anni.
§ Licenza edilizia, concessione edilizia, permesso di costruire: l’evoluzione del potere amministrativo di controllo sull’attività edilizia
Con analoghe cadenze temporali, anche il sistema di controllo attraverso il quale il potere amministrativo visiona l’attività edilizia del privato ha registrato significativi cambiamenti, partendo dalla licenza edilizia introdotta dalla Legge n. 1150/1942, per passare alla concessione edilizia di cui alla Legge n. 10/1977, per arrivare infine al permesso di costruire introdotto dal DPR n. 380/2001. Tali mutamenti non sono evidentemente solo linguistici, in quanto alle diverse definizioni hanno concorso impostazioni e strategie sostanzialmente mutate nel corso degli anni. Infatti:
- nel 1942, l’accento era posto soprattutto sulla necessità di operare un control .... [continua]
L'art. 6 del D.L. 138 del 2011 convertito in legge n. 148 del 2011 ha aggiunto il comma 6 ter all'art. 19 della L. 241 del 1990 nel quale si afferma che la segnalazione certificata di inizio attività non costituisce un provvedimento direttamente impugnabile. Gli interessati possono esclusivamente sollecitare le verifiche spettanti all'amministrazione e, in caso di inerzia, esperire l'azione avverso il silenzio prevista dai commi 1, 2 e 3 del codice del processo amministrativo
1. Il legislatore negli ultimi mesi è tornato ad occuparsi della denuncia di inizio attività (oggi denominata segnalazione certificata di inizio attività)[1], disciplinando per la prima volta i profili dell’istituto inerenti la tutela giurisdizionale del terzo.
L’art. 6 del D.L. 138 del 2011 convertito in legge n. 148 del 2011 ha aggiunto il comma 6 ter all’art. 19 della L. 241 del 1990 nel quale si afferma che la segnalazione certificata di inizio attività non costituisce un provvedimento direttamente impugnabile. Gli interessati possono esclusivamente sollecitare le verifiche spettanti all’amministrazione e, in caso di inerzia, esperire l’azione avverso il silenzio prevista dai commi 1, 2 e 3 del codice del processo amministrativo.
La norma chiarisce alcuni aspetti molto controversi dell’istituto, ma, .... [continua]
Il principio di pianificazione ha avuto espresso riconoscimento sin dalla legge 1497/1939. La legge sulle bellezze naturali prevedeva, infatti, che per le cd. ellezze d'insieme si potesse procedere alla adozione di un piano territoriale paesistico al fine di impedire che le località interessate fossero utilizzate in modo pregiudizievole alla bellezza panoramica. Al piano, non casualmente definito all'epoca piano regolatore, non era estranea in linea di principio la funzione regolatrice e programmatoria caratteristica dei piani territoriali.
Il principio di pianificazione ha avuto espresso riconoscimento sin dalla legge 1497/1939. La legge sulle bellezze naturali prevedeva, infatti, che per le cd. bellezze d’insieme si potesse procedere alla adozione di un piano territoriale paesistico al fine di impedire che le località interessate fossero utilizzate in modo pregiudizievole alla bellezza panoramica. Al piano, non casualmente definito all’epoca piano regolatore, non era estranea in linea di principio la funzione regolatrice e programmatoria caratteristica dei piani territoriali.
I limiti della impostazione originaria furono corretti attraverso la norma contenuta nell’articolo 1-bis, legge 431/1985, che ha imposto alle Regioni di sottoporre a specifica normativa d’uso e di valorizzazione ambientale il territorio su cui ricadono i beni vincolati ex lege mediante la redazione di piani paesistici o di piani urbanistico-territoriali. La legge del 1985 ha attribuito .... [continua]
Un dato certo è ricavabile dal sistema normativo in tema di autorizzazione per impianti di energia rinnovabile e cioè che il procedimento delineato dalla legge è assolutamente inderogabile e tale, a detta della giurisprudenza , da non consentire espressione di determinazioni sull'impianto fuori da tale sede (la Conferenza di servizi deputata al coordinamento degli interessi pubblici) fatta eccezione - è lecito, però, porre la questione porla in termini dubitativi - per la V.I.A. la quale dovrebbe essere acquisita preliminarmente all'avvio dell'iter di Conferenza.
§ Comma 4
L’autorizzazione di cui al comma 3 è rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell’autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l’impianto in conformità al progetto approvato e deve contenere, l’obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell’impianto o, per gli impianti idroelettrici, l’obbligo alla esecuzione di misure di reinserimento e recupero ambientale. Fatto salvo il previo espletamento, qualora prevista, della verifica di assoggettabilità sul progetto preliminare, di c .... [continua]
Le sanzioni per gli interventi di cui all'art. 22, co. 1 e 2, T.U. realizzati in assenza o in difformità dalla d.i.a. sono previste dall'art. 37 T.U., in cui sono confluite due previsioni, ossia l'art. 10 legge 47/1985 e l'art. 4, co. 13, d.l. 398/1993, che, rispettivamente, regolavano le sanzioni per l'esecuzione di opere in assenza o in difformità dall'autorizzazione edilizia e dalla d.i.a. e sono state unificate a seguito dell'abrogazione dell'autorizzazione edilizia.
§ Il regime sanzionatorio degli interventi sottoposti a d.i.a. «semplice».
Le sanzioni per gli interventi di cui all’art. 22, co. 1 e 2, T.U. realizzati in assenza o in difformità dalla d.i.a. sono previste dall’art. 37 T.U., in cui sono confluite due previsioni, ossia l’art. 10 legge 47/1985 e l’art. 4, co. 13, d.l. 398/1993, che, rispettivamente, regolavano le sanzioni per l’esecuzione di opere in assenza o in difformità dall’autorizzazione edilizia e dalla d.i.a. [1] e sono state unificate a seguito dell’abrogazione dell’autorizzazione edilizia.
Ovviamente, se si accoglie l’opinione per cui la s.c.i.a. è applicabile all’edilizia, il regime sanzionatorio previsto in questa norma dovrà essere riferito al nuovo strumento di semplificazione [2].
.... [continua]
Le considerazioni svolte nei paragrafi che precedono muovono tutte dall'ipotesi nella quale l'intero territorio comunale sia stato oggetto di pianificazione urbanistica. Prima di concludere l'analisi normativa degli indici di edificabilità, però, è opportuno soffermarsi sull'ipotesi della lacuna normativa, che si può presentare in due forme: da un lato, infatti, essa ricorre laddove il territorio comunale sia totalmente sprovvisto di strumenti di pianificazione, ma dall'altro va analizzata anche l'ipotesi in cui, pur essendoci uno strumento urbanistico generale, questo non trovi applicazione in una parte del territorio comunale.
§ Comuni totalmente privi di strumento urbanistico generale: gli standard generali
Le considerazioni svolte nei paragrafi che precedono muovono tutte dall’ipotesi nella quale l’intero territorio comunale sia stato oggetto di pianificazione urbanistica. Prima di concludere l’analisi normativa degli indici di edificabilità, però, è opportuno soffermarsi sull’ipotesi della lacuna normativa, che si può presentare in due forme: da un lato, infatti, essa ricorre laddove il territorio comunale sia totalmente sprovvisto di strumenti di pianificazione [62], ma dall’altro va analizzata anche l’ipotesi in cui, pur essendoci uno strumento urbanistico generale, questo non trovi applicazione in una parte del territorio comunale [63]. In entrambi i casi si applicheranno gli standard generali previsti oggi [64] d .... [continua]
Esaminata attentamente l'ultima fattispecie penale che ci siamo prefissati di trattare nel corso dell'opera, siamo giunti in conclusione ad un tema, la confisca urbanistica, il quale presenta vari profili problematici di cui la giurisprudenza[2] nel corso degli anni si è occupata e che ha, inoltre, un'importanza rilevante circa i risvolti pratici di tale istituto.
Esaminata attentamente l’ultima fattispecie penale che ci siamo prefissati di trattare nel corso dell’opera, siamo giunti in conclusione ad un tema, la confisca urbanistica [1], il quale presenta vari profili problematici di cui la giurisprudenza [2] nel corso degli anni si è occupata e che ha, inoltre, un’importanza rilevante circa i risvolti pratici di tale istituto.
In primis si evidenzia che dal punto di vista normativo, ai sensi dell’art. 442 d.P.R. 380/2001 (che riprende integralmente l’art. 19 della legge n. 47/1985 [3]), si prevede che il giudice penale deve disporre, con la sentenza definitiva con la quale accerta che vi è stata lottizzazione abusiva, la confisca dei terreni abusivamente lottizzati nonché delle opere eventualmente realizzate sugli stessi. Pertanto, per effetto della confisca i terreni sono acquisiti di diritto e gratuitamente al patrimonio del Comune nel cui territorio &egrav .... [continua]
La corretta attuazione del principio contenuto nell'articolo 9 della Costituzione, secondo quelli che furono i propositi dei costituenti, ed alla luce delle interpretazioni che del richiamato principio hanno dato la dottrina e la giurisprudenza prevalenti, dovrebbe avvenire attraverso due specifiche funzioni: la tutela e la valorizzazione. Dette funzioni, seppure ontologicamente distinte e riflettenti un ordine di attribuzioni nettamente differenziate, condividono, tuttavia, le medesime finalità: la preservazione e del territorio nazionale e la promozione dello sviluppo della cultura.
La corretta attuazione del principio contenuto nell’articolo 9 della Costituzione, secondo quelli che furono i propositi dei costituenti, ed alla luce delle interpretazioni che del richiamato principio hanno dato la dottrina e la giurisprudenza prevalenti, dovrebbe avvenire attraverso due specifiche funzioni: la tutela e la valorizzazione. Dette funzioni, seppure ontologicamente distinte e riflettenti un ordine di attribuzioni nettamente differenziate, condividono, tuttavia, le medesime finalità: la preservazione e del territorio nazionale e la promozione dello sviluppo della cultura.
Il Codice dei beni culturali e del paesaggio non si limita a dare una definizione di «beni paesaggistici», ma all’articolo 131, definisce espressamente anche il «paesaggio». Per quel che a noi interessa, occorrerà chiedersi brevemente se nell’accezione codicistica «paesaggio» e «beni paesaggistici» sono la stes .... [continua]
Con la sentenza n. 4277/2011, la Suprema Corte va ad affrontare il tema, caro alla giurisprudenza, delle distanze legali, più in particolare del loro computo. Nella stessa, inoltre, si ribadisce il fatto che le normative antisimiche hanno carattere integrativo rispetto alle disposizioni in materia disciplinate nel Codice Civile.
§ 1. Premessa
Con la sentenza n. 4277/2011, la Suprema Corte va ad affrontare il tema, caro alla giurisprudenza, delle distanze legali, più in particolare del loro computo. Nella stessa, inoltre, si ribadisce il fatto che le normative antisimiche hanno carattere integrativo rispetto alle disposizioni in materia disciplinate nel Codice Civile.
§ 2. La controversia in primo ed in secondo grado di giudizio
In via cautelare veniva richiesto al Pretore di Cassino di sospendere i lavori di costruzione di un vicino fabbricato, poiché non a distanza legale e lesivo di “diritti di veduta”. I convenuti ne sostenevano l'improponibilità, considera .... [continua]
Sono «vizi sostanziali» quelli determinati dal contrasto del titolo edilizio con le norme urbanistico-edilizie poste dalla legislazione o dagli strumenti urbanistici, come ad esempio la mancanza di titolarità di diritto reale o personale che permetta l'attività edilizia o il mancato impegno dell'interessato a realizzare le opere di urbanizzazione primaria, la presenza di un vincolo di inedificabilità assoluta, o ancora la mancanza di un piano attuativo o la violazione delle norme in tema di distanze
§ D) Art. 35 – Interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici.
Presupposti per l’applicazione della sanzione ripristinatoria sono:
a) dal punto di vista oggettivo, la realizzazione su suolo del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici di un intervento in assenza di «super d.i.a.» o in totale o in parziale difformità da essa: deve ritenersi ricompresa, anche se non espressamente prevista, l’ipotesi della variazione essenziale, poiché sarebbe privo di senso punire la difformità parziale e lasciare priva di sanzione un’ipotesi più grave come quella dell’art. 32 T.U. [180];
b) dal punto di vista soggettivo, la commissione dell’abuso da parte di un privato (anche se titolare di una concessione demaniale [181]) oppure di un sogg .... [continua]
Gli indici di edificabilità vengono fissati dal pianificatore[1] con atti di natura pacificamente regolamentare. Altrettanto pacifica è la natura discrezionale di tali atti, perché ad essi è rimesso il compito di effettuare il bilanciamento tra gli interessi in gioco che è tipico della discrezionalità amministrativa. Questa delicata operazione si conclude con l'attribuzione di un valore numerico preciso agli indici di edificabilità, che deve essere compreso negli intervalli concessi dal legislatore nazionale e da quello regionale.
§ Dal legislatore al pianificatore: gli indici di edificabilità nello strumento urbanistico generale
Gli indici di edificabilità vengono fissati dal pianificatore[1] con atti di natura pacificamente regolamentare[2]. Altrettanto pacifica è la natura discrezionale[3] di tali atti, perché ad essi è rimesso il compito di effettuare il bilanciamento tra gli interessi in gioco che è tipico della discrezionalità amministrativa. Questa delicata operazione si conclude con l’attribuzione di un valore numerico preciso agli indici di edificabilità, che deve essere compreso negli intervalli concessi dal legislatore nazionale e da quello regionale.
Dall’analisi che precede, si è visto che la tecnica seguita dal legislatore consiste normalmente nella fissazione di indici massimi, spes .... [continua]
La prima parte della lett. c) dell'art. 44 d.P.R. 380/2001 punisce la lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, come definita nell'art. 30 dello stesso testo unico. La disciplina oggi vigente è il risultato di un lungo processo evolutivo: in passato, infatti, durante la vigenza della legge n. 10/1977 si sono posti alcuni problemi interpretativi, poiché la normativa citata conteneva un'ipotesi criminosa di non facile individuazione, non essendo stata puntualmente circoscritta dal legislatore.
La prima parte della lett. c) dell’art. 44 d.P.R. 380/2001 punisce la lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, come definita nell’art. 30 dello stesso testo unico [1].
La disciplina oggi vigente è il risultato di un lungo processo evolutivo: in passato, infatti, durante la vigenza della legge n. 10/1977 si sono posti alcuni problemi interpretativi, poiché la normativa citata conteneva un’ipotesi criminosa di non facile individuazione, non essendo stata puntualmente circoscritta dal legislatore.
Dirimente, in materia, è stata la fondamentale sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite [2], la quale ha affermato che la fattispecie in commento può concretizzarsi sia nel compimento di atti giuridici, come il frazionamento del terreno e la vendita dei lotti fabbricati, sia nella realizzazione di attività materiali, come la costruzione di un manufatto o la delimitazione dei singoli lotti, prev .... [continua]
Posto che la tutela del paesaggio contemplata dall'articolo 9 della Costituzione non figura nell'elenco dell'articolo 117 delle materie di competenze regionale, né in quelle di competenze ripartita, è toccato alle Regioni stesse, attraverso l'esercizio della competenza legislativa nelle materie che variamente interferiscono o sono connesse con la tutela del paesaggio - urbanistica, turismo, agricoltura, caccia, ecc. - assicurare la tutela e la valorizzazione della qualità paesaggistica.
§ La normativa regionale: alcuni esempi nella gestione del paesaggio
Posto che, come detto in precedenza, la tutela del paesaggio contemplata dall’articolo 9 della Costituzione non figura nell’elenco dell’articolo 117 delle materie di competenze regionale, né in quelle di competenze ripartita, è toccato alle Regioni stesse, attraverso l’esercizio della competenza legislativa nelle materie che variamente interferiscono o sono connesse con la tutela del paesaggio – urbanistica, turismo, agricoltura, caccia, ecc. – assicurare la tutela e la valorizzazione della qualità paesaggistica.
L’emanazione della legge Galasso ha obbligato le Regioni ad una legiferazione, relativamente alla gestione delle competenze in materia di paesaggio ed in quella relativa ai piani paesaggistici, che ha imposto diverse scelte .... [continua]
Nel quadro di razionalizzazione degli istituti concernenti le procedure per fonti rinnovabili, il recente intervento del Decreto Legislativo 3 marzo 2011 n. 28 ha inteso dedicare un apposito Titolo II (Procedure amministrative, regolamentazioni e codici) alla sistemazione dei meccanismi autorizzatori, anche attraverso l'elaborazione e indicazione di principi e criteri, alla cui luce riguardare l'azione amministrativa nel suo concreto atteggiarsi, significativamente descritti nell'articolo 4 che ha come sua rubrica «Principi generali».
§ 1. Introduzione
Nel quadro di razionalizzazione degli istituti concernenti le procedure per fonti rinnovabili, il recente intervento del Decreto Legislativo 3 marzo 2011 n. 28 ha inteso dedicare un apposito Titolo II (Procedure amministrative, regolamentazioni e codici) alla sistemazione dei meccanismi autorizzatori, anche attraverso l’elaborazione e indicazione di principi e criteri, alla cui luce riguardare l’azione amministrativa nel suo concreto atteggiarsi, significativamente descritti nell’articolo 4 che ha come sua rubrica «Principi generali».
Di essi si tratterà nei paragrafi di cui ai singoli commi.
§ 2. Comma 1
Al fine di favorire lo svilu .... [continua]
Anche senza ricorrere ai principi di diritto, ma semplicemente utilizzando i canoni della logica, non v'è chi non veda come sia del tutto irragionevole penalizzare, a livello fiscale, la plusvalenza realizzata attraverso l'osservanza della legge ab origine, rispetto a quella acquisita con “un'opera” successiva.
§ 1. Premessa
L’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) è disciplinata dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR).
Le caratteristiche essenziali dell’IRPEF sono le seguenti:
- coinvolge le persone fisiche residenti e non residenti nel territorio dello Stato;
- è un’imposta personale[1], nel senso che, ai fini della determinazione dell’imposta da pagare, si tiene conto della complessiva situazione personale e familiare del contribuente. È previsto, infatti, un sistema di deduzione e detrazione di alcune somme determinate anche in relazione ai familiari a carico del contribuente;
- è un’imposta progressiva[2], nel senso che il suo ammontare aumenta in mi .... [continua]
Le sanzioni applicabili agli interventi realizzabili con «super d.i.a.» sono previste dagli artt. 31, 32, 33, 34, 35 e 38 T.U., nei quali il D. Lgs. 301/2002 ha inserito espressamente una clausola che ne estende l'operatività in tal senso.
Le sanzioni applicabili agli interventi realizzabili con «super d.i.a.» sono previste dagli artt. 31, 32, 33, 34, 35 e 38 T.U., nei quali il D. Lgs. 301/2002 ha inserito espressamente una clausola che ne estende l’operatività in tal senso.
Prima di scendere nell’analisi del regime sanzionatorio, è opportuno chiedersi cosa accada nell’ipotesi in cui il soggetto presenti una «super d.i.a.» per intraprendere un’opera che invece potrebbe essere realizzata esclusivamente in base a permesso di costruire, cioè o un intervento di nuova costruzione in assenza di una pianificazione di dettaglio (a livello generale o attuativo) o un intervento di ristrutturazione urbanistica senza che «a monte» vi siano piani attuativi recanti disposizioni dettagliate.
Ebbene, proprio perché in questi casi è necessario ottenere il rilascio del titolo abilitativo espresso, l’intervento .... [continua]
Le Regioni ordinarie, quelle a statuto speciale e le Province autonome hanno fatto uso costante di questa potestà legislativa, dotandosi sempre di una legge urbanistica propria. Nell'occasione è stata talvolta precisata la disciplina degli standard - rimessa in larga parte alla volontà dei governi periferici - e la dottrina osserva che la scelta delle Regioni è stata spesso nel senso di irrigidire i limiti fissati dal legislatore statale.
§ Limiti volumetrici di origine regionale
Come si è anticipato [1], poco dopo l’entrata in vigore della legge ponte e l’adozione del d.m. 1444/1968 sono state finalmente istituite le Regioni ordinarie e ad esse sono state devolute le funzioni legislative in materia urbanistica, coerentemente con il testo originario dell’art. 117 Cost. e con quello entrato in vigore nel 2001.
Le Regioni ordinarie, quelle a statuto speciale e le Province autonome hanno fatto uso costante di questa potestà legislativa, dotandosi sempre di una legge urbanistica propria. Nell’occasione è stata talvolta precisata la disciplina degli standard - rimessa in larga parte alla volontà dei governi periferici [2] - e la dottrina osserva che la scelta delle Regioni è stata spesso nel senso di irrigidire i limiti fissat .... [continua]
La contravvenzione di cui alla lett. b) dell'art. 44 d.P.R. disciplina tre ipotesi di reato diverse: - l'esecuzione di lavori in assenza del permesso di costruire; - l'esecuzione di lavori in totale difformità dal permesso di costruire; - la prosecuzione dei lavori nonostante l'ordine di sospensione.
§ 3. L’art. 44 lett. b)
La contravvenzione di cui alla lett. b) dell’art. 44 d.P.R. disciplina tre ipotesi di reato diverse che verranno commentate separatamente e sono:
- l’esecuzione di lavori in assenza del permesso di costruire [1];
- l’esecuzione di lavori in totale difformità dal permesso di costruire;
- la prosecuzione dei lavori nonostante l’ordine di sospensione.
Con riguardo alla prima ipotesi richiamata, giova fin da subito evidenziare come sia il testo unico stesso ad individuare quali siano gli interventi edilizi che necessitano del permesso di costruire: infatti, l’art. 10 del t.u. [2] in commento richiede tale titolo abilitativo per gli interventi di nuova costruzione [3], di ristrutturazione urbanistica [4] ed, infine, di ristrutturazione edilizia [5] che port .... [continua]